Caltanissetta

Categoria: Caltanissetta

ABBAZIA DI SANTO SPIRITO (CL)

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L’abbazia di Santo Spirito è una chiesa, aperta al culto della diocesi di Caltanissetta, di origine normanna.

Il luogo in cui oggi sorge l’abbazia normanna di Santo Spirito era, probabilmente, un luogo di culto già in epoca bizantina, come ci fa supporre la dedicazione allo Spirito Santo. Le chiese siciliane di origine bizantina, infatti, sono spesso dedicate allo Spirito Santo, a san Basilio o san Nicola, mentre quelle di origine normanna alla Madonna, a San Pietro o agli altri apostoli. Inoltre, sembra ormai certo che l’attuale biblioteca fosse un tempo un casolare arabo, inglobato nella struttura normanna.

Commissionata dal conte Ruggero e da sua moglie Adelasia, la chiesa fu consacrata nel 1153 ed affidata nel 1178 ai canonici regolari agostiniani, anche se fu soltanto nel 1361 che iniziò la serie degli abati. La chiesa fu restaurata una prima volta già nel 1568, ad opera di Fabrizio Moncada, figlio di Francesco I conte di Caltanissetta; in seguito furono effettuati altri restauri nell’ultimo trentennio del XIX secolo, fino a quelli recentissimi, conclusisi negli anni passati. Nel 1759 la contessa Ruffo Moncada affidò l’abbazia ai padri cappuccini, l’ultimo dei quali morì nel 1904.

Non conosciamo con esattezza le date di fondazione né della chiesa, né dell’abbazia, ma è certo che quella di Santo Spirito fu la prima parrocchia della città. La data di consacrazione 1153, invece, ci è pervenuta grazie ad una lapide commemorativa, posta sul pilastro sinistro dell’abside maggiore.

È costituita da un’unica navata triabsidata, di lunghezza pari a tre volte la dimensione trasversale. Vi si trova simbolicamente rappresentato il mistero dell’unità trinitaria: le tre finestrelle absidali hanno gli assi convergenti verso un unico fuoco centrale. Lo stesso simbolismo, accentuato dai raggi solari è rappresentato dalle tre finestrelle che sovrastano l’area presbiteriale. Il portale laterale e le absidi con paraste (contrafforti) riportano a modelli della prima architettura della Nomandia. L’immagine mostra le absidi con le paraste di sostegno per le coperture coniche.

Notevoli sono il fonte battesimale, opera di fattura normanna; la cantoria, costruita nel 1877, decorata con gli stemmi dell’allora vescovo Mons. Giovanni Guttadauro dei Principi di Reburdone e dell’abate; l’affresco di Sant’Agostino, del XV secolo, di cui ci sono giunti solo alcuni frammenti; l’affresco della Messa di San Gregorio, anch’esso del XV secolo, raffigurante la visione di un incredulo durante una Messa celebrata dal Papa San Gregorio Magno: il Cristo che emerge dal sarcofago e gli strumenti della Passione, che durante il Sacrificio Eucaristico si ripresenta per la salvezza delle anime; l’affresco del Cristo benedicente, ancora del XV secolo; l’affresco del Panthocrator, ridipinto nel 1964 dal pittore catanese Archimede Cirinnà; la statua della Madonna delle Grazie, del XVI secolo, in terracotta policroma, che è la più antica raffigurazione mariana di Caltanissetta; il Crocifisso dello Staglio, realizzato con tempera grassa su tavola e ritenuta l’opera più preziosa presente nell’abbazia; l’altare maggiore, la Protesis ed il Diaconicon, tutti ricavati da grossi blocchi di pietra di Sabucina; un’urna cineraria romana, risalente al I secolo, appartenente ad un certo Diadumeno, liberto dell’imperatore Tito Flavio Cesare e probabilmente proprietario del fondo dove in seguito sorse l’abbazia.

Fonte: it.wikipedia.org

CASTELLO MANFREDONICO DI MUSSOMELI (CL)

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Il castello di Mussomeli (noto anche come castello manfredonico) è una fortezza eretta tra il XIV e il XV secolo. Si trova su una rupe, a due chilometri ad est di Mussomeli (provincia di Caltanissetta), ad un’altezza di circa 778 metri.

Le tracce architettoniche più antiche del sito sono di epoca sveva (tra queste, la cappella, posta nel recinto interno). Il castello fu poi edificato tra il 1364 e il 1367 da Manfredi III Chiaramonte, conte di Modica (morto nel 1391), mentre le forme attuali del fortilizio si devono soprattutto all’intervento operato all’inizio del XV secolo dai Castellar, signori di Mussomeli.

Oltre alla cappella, assai rilevante è la cosiddetta “sala dei Baroni” (o “sala del trono”), anch’essa sita nel recinto interno. Su questa corte affacciano dei pregiati portali di stile chiaramontano. Interessante pure la “sala del camino” e la “sala da pranzo”, caratterizzate da elementi gotici, e la “camera da letto” del conte, a doppia volta a crociera. Da ricordare ancora l’armeria, la cosiddetta “camera della morte”, con insidiose botole, la “stanza delle tre donne” e il carcere feudale. All’esterno si notano il ricovero del corpo di guardia e la cappella, dedicata prima a san Giorgio, protettore dei Chiaramonte, indi alla Madonna della Catena, con probabile riferimento ai detenuti.

Nel 1391 il maniero entrò in possesso di Andrea Chiaramonte, che ebbe dei seri contrasti con la regina Maria, tanto da essere giustiziato l’anno successivo.

La rocca passerà ai Moncada e, più tardi, in modo definitivo, ai Lanza: Cesare Lanza, nel 1564, acquisirà il rango di primo conte di Mussomeli. Suo figlio Ottavio, nei primi anni del Seicento, decise di abbandonarla e adibirla a carcere: poi verrà abbandonata alla mercé delle intemperie e ciò la salvaguarderà, almeno, dai rifacimenti secenteschi e settecenteschi con la conservazione dell’aspetto originario, seppure degradato.

Il castello manfredonico, oltre alla sua mimetizzazione nella roccia calcarea, all’impervia e solitaria posizione, simile ad un nido d’aquila, che lo differenziava da altri fortilizi, contraddistinguendo il paesaggio e lo scenario della zona, acquistò rinomanza, anche fuori della Sicilia (lo volle visitare anche il kaiser Guglielmo II di Germania), per le leggende e le storie che riguardavano le sue mura.

Rimasero nella mente di molte persone l’episodio delle tre donne murate vive; la tragica vicenda di Laura Lanza, figlia di Cesare e baronessa di Carini, effettivamente avvenuta e documentata in un atto del 1563, conservato nella chiesa parrocchiale del suddetto paese siciliano; il fatto riguardante lo spagnolo don Guiscardo de la Portes, al servizio, nel 1392, del re Martino I di Sicilia, presunto fantasma del maniero, morto durante un combattimento contro il ribelle Andrea Chiaramonte.

Il castello venne restaurato nel 1911, a cura dell’architetto Ernesto Arnò. Un altro importante restauro è stato effettuato all’inizio del XXI secolo, con un investimento di 2,2 milioni di euro.

Fonte: it.wikipedia.org