Enna

Categoria: Enna

CASTELLO DI LOMBARDIA (EN)

LEGGI ALTRO...

Il castello di Lombardia, edificio simbolo della città di Enna, è un imponente fortezza normanno-sveva che si erge sul punto più elevato della città.

Ritenuto da numerosi esperti il più imponente e antico castello della Sicilia, con i suoi 26.000 m² di superficie è uno dei castelli di epoca medievale più grandi d’Italia, assieme al castello di Brescia e al castello di Lucera. Il castello di Lombardia deve il suo nome a una guarnigione di soldati lombardi posta a difesa dell’antica fortezza durante la dominazione normanna della Sicilia.

Il ruolo del castello nella vita di Enna

Il castello di Lombardia, importante maniero medievale di Sicilia, ha sempre rivestito un ruolo di primo piano nella città di Enna; nato quasi tre millenni or sono come rifugio dagli invasori ha permesso ad Henna di rivestire importanza al tempo della colonizzazione greca e di opporre una strenua resistenza ai Romani, facendole assegnare il titolo di Urbs Inexpugnablis.

Dalla torre pisana e dal castello ci si accorge visivamente che Enna è l’Umbilicus Siciliae e probabilmente i Romani la soprannominarono così per la vastità dei paesaggi che abbracciano vaste parti dell’Isola.

Il castello di Lombardia costituisce il simbolo architettonico della città ancor prima della torre di Federico II, il suo monumento non religioso di maggiore importanza e uno dei più visitati dell’entroterra siciliano.

Fonte: it.wikipedia.org

VILLA ROMANA DEL CASALE (EN)

LEGGI ALTRO...

In Sicilia, a circa 3 km. a sud-ovest di Piazza Armerina, provincia di Enna, immerso nell’amenità di una valletta che verdeggia di pini, olmi, pioppi, noccioli, si erge in questa splendida cornice il bel complesso monumentale noto come Villa Romana del Casale.Si tratta di una lussuosa dimora famosa in tutto il mondo per i suoi pavimenti in mosaico, inserita nel “patrimonio dell’Umanità”. Il Parco Archeologico di Agrigento e la Villa Romana del Casale furono i primi siti della regione Sicilia ad essere sotto la tutela Unesco.Posta nei dintorni di Enna, la Villa Romana del Casale risale alla fine del IV sec. d.c. Il fascino del luogo è dovuto soprattutto agli incantevoli mosaici decorativi, eccezionali per la loro qualità artistica e per la loro estensione.

Sono considerati i più belli e meglio conservati nel loro genere. La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina è unica nel suo genere..

La Villa del Casale sorge presso il corso d’acqua, che diventerà più a valle il fiume Gela, sui resti di un insediamento rustico precedente.Negli anni venti, trenta e quaranta del secolo scorso furono effettuati i primi sopralluoghi e con gli scavi degli anni ’50 quando fu messo in luce tutto il monumento.

La Villa del Casale, è stata ormai quasi completamente scavata, a parte le adiacenze della pars fructuaria.Queste sono state ricercate nel 2004 a oriente dell’ingresso principale, con la planimetria consistente in quattro raggruppamenti di sale con gallerie, peristilii, corti ed ambienti termali.

Si tratta di un grandioso complesso di edifici con un gradevole e scenico movimento di sinuosità, dislivelli, esedre, scalinate ed asimmetrie che obbedivano più che ad un criterio di organicità piuttosto a quello della specifica funzione.

– Il primo livello, il più basso della villa è costituito dal complesso termale e dalla grande latrina ad esedra;
– il secondo livello comprende il peristilio e le aree di soggiorno;
– il terzo livello comprende la sala triabsidata (con tre absidi) e l’antistante xystus (porticato o giardino coperto);
– poi vi è un quarto gruppo di edifici che è formato dagli appartamenti privati e dall’aula basilicale che si apre su un lungo ambulacro.

Intorno al cortile interno si trovano circa cinquanta stanze, una diversa dall’altra per forma (circolari, rettangolari, quadrate) e decorazioni e disposte come in un labirinto: bagni, palestre, stanze da studio, stanze di soggiorno e camere da letto e perfino latrine perfettamente conservate.

Il proprietario

Il problema che suscita maggiore interesse negli studiosi e nel grande pubblico è quello di individuare il proprietario o il committente della Villa romana del Casale.

Negli anni ‘50 vennero alla luce i mosaici nel loro imponente complesso, tutti gli studiosi ipotizzarono che si trattasse una Villa Imperiale. Si pensò così all’imperatore Massimiano Erculeo, sulla base di alcuni elementi, come il tipo di ceramica rinvenuta sotto i pavimenti, il vestiario della figure mosaicate, le monete bronzee rinvenute con l’effigie di Maximianus, che hanno portato a datare la costruzione della Villa tra la fine del III sec. d. c. e l’inizio del IV.

Siamo dunque in pieno periodo tetrarchico, cioè quando l’impero romano era governato da quattro imperatori: Diocleziano e Massimiano gli Augusti, Galerio Costanzo Cloro i Cesari.

Successivamente altri studiosi hanno proposto l’attribuzione della Villa ad un latifondista, ovvero ad un “consularis”, cioè il governatore della Sicilia IV sec. d. c.. Qualcuno ha immaginato che fosse la residenza di un esattore delle “decimae”.C’è, perfino, chi ha ritenuto che si trattasse una casa di piacere o, più semplicemente, di un postribolo. Sembra probabile un’influenza delle famiglie imperiali romane nella costruzione della Villa e, conseguentemente, nell’ispirazione di taluni mosaici, integrati anche in periodi successivi al primo impianto dell’edificio.

I mosaici

Ma la fama della villa, è dovuta soprattutto ai numerosi e magnifici pavimenti a mosaico, formati da tessere di marmo di un’infinità di colori.

Essi furono quasi certamente opera di maestranze nordafricane, lo si deduce dall’autenticità con cui sono rappresentati i vari luoghi dell’Africa.

I mosaici coprono una superficie gigantesca, più di 3500 mq, e rappresentano delfini e pesci, scene di caccia e cattura di animali, immagini della vita quotidiana, ma anche episodi tratti dai racconti omerici.

Sono molto note le ‘ragazze in bikini’, cioè in subligar, come dire in mutandine e reggiseno, giovani donne intente a giocare a palla, correre, sfidarsi in gare sportive.

La libertà delle romane fu potentemente castigata dal cattolicesimo che considerava il corpo un peccato. Bisognerà entrare nella seconda metà del XX sec. perchè le donne possano di nuovo mostrarsi in bikini.

I mosaici della Villa del Casale sono così vivaci e verosimili che possono essere considerati un vero e proprio libro sulla vita dei patrizi romani.

Sono inoltre una dimostrazione del fatto che i romani erano un popolo pratico, che non amava idealizzare la realtà, ma la rappresentava con esattezza. Con una modernità sorprendente, i mosaici mostrano la terza dimensione, con figure grandi al vero.

La villa, con oltre 3.500 mq. di pavimenti musivi, ci offre il più straordinario e ampio testo conosciuto di decorazione a mosaico che, per complessità dell’apparato iconografico non trova confronti neppure nel grande raggruppamento dei mosaici delle ville romane tunisine.
E di area africana erano le maestranze che, tra il III e il IV sec. d.c., fornivano all’impero le più fiorenti scuole di decorazione musiva. Così, sulla base di dati stratigrafici, confermati da dati storici e fonti letterarie, la datazione della villa è stata fissata entro il 340 d.c.

Descrizione

Si accede al complesso attraverso un ingresso monumentale a sud, costituito da una porta a tre fornici. L’ingresso era intonacato e affrescato, ne resta qualche traccia, e ornato da statue. Si accede ad un cortile porticato e colonnato che immette nel portico quadrangolare a nord-ovest oppure ad ovest verso il quartiere termale.
Dal cortile si può accedere, attraverso due spogliatoi, alla palestra la cui decorazione musiva descrive una scena di gara con quadrighe ambientata nel Circo Massimo di Roma.

Da qui si accede al frigidarium di forma ottagonale con sette nicchie a esedra di cui, quella a sud è una vasca da bagno triabsidata e quella a nord è una piscina absidata.
Le nicchie sono decorate con scene di vestizione ed abluzione, il frigidarium con scene marine, le due vasche con pareti e pavimenti rivestiti di marmi.
Dal frigidarium si passa al tepidarium e quindi al calidarium che manifesta il sistema di riscaldamento con suspensurae e praefurnia.

Se si torna indietro al portico d’ingresso, si può accedere, attraverso un ambiente rettangolare che reca un frammento di mosaico con scena di benvenuto, al grande peristilio centrale che rappresenta l’anello di congiunzione di tutti i corpi della villa. Esso è costituito da un vasto spazio quadrangolare, delimitato da colonne di granito a capitello corinzio, che chiude un vasto giardino con grande fontana monumentale.
Il lato destro del peristilio costituisce il percorso cerimoniale mentre quello sinistro costituisce il percorso privato. Sul lato nord, con orientamento est-ovest si aprono, gli appartamenti privati con decorazioni sia geometriche che di scene teatrali, erotiche, di pesca o di caccia.
La cosiddetta “piccola caccia” descrive una scena di caccia disposta su diversi registri: in alto una scena di caccia alla volpe; in quello di mezzo il sacrificio alla Dea della caccia e altre scene di caccia al cinghiale e alla lepre; in quello inferiore scene di caccia al cervo e al cinghiale.
Una piacevole scena al centro della sala è quella del riposo dei venatores che, seduti in una radura su una tovaglia a righe all’ombra di un drappo (il parapetasma), dopo aver legato agli alberi i cavalli, attendono di consumare un volatile che arrostisce sulla brace.
L’aspetto descrittivo della scampagnata, ora con l’uso di verghe, o con lance e pietre, o col vischio e il falcone, o con i cani e i cavalli, ora con le reti, si dipana come in una lunga striscia fumettistica. Nei mosaici di Piazza Amerina sono stati individuati e campionati 21 tipi di pietre di colore diverso e 16 tipi di tessere di pasta vitrea e vetro anch’essa, di diverso colore.
La sostituzione di pezzetti di vetro artificiale alle pietruzze naturali, veniva come conseguenza del fiorente sviluppo dell’industria del vetro; e, benché questo materiale venisse prodotto soprattutto in Egitto, gli esempi più notevoli di pareti ricoperte completamente a mosaico vitreo che siano giunti sino ai nostri giorni, provengono da Pompei e da Ercolano.