DUOMO DI MONREALE (PA)

DUOMO DI MONREALE (PA)


Qualcuno lo ha definito il tempio più bello del mondo e senz’altro il Duomo di Monreale è uno tra i più begli esempi di come l’arte, riesca ad entrare in sintonia con il cuore dell’uomo.

Il duomo era dedicato a Maria Assunta

Chi ha costruito il Duomo di Monreale?

L’opera monumentaria, che comprendeva insieme alla Basilica, il palazzo reale ed una abbazia benedettina, fu voluta da Guglielmo II, quel re della dinastia Normanna di Sicilia che fu detto “il Buono”.  Nel 1174, quando aveva appena vent’anni, secondo una leggenda, la stessa Vergine Maria gli apparve in sogno rivelandogli il nascondiglio dove il padre di lui, Guglielmo I, detto “il Malo”, “il Cattivo”, aveva nascosto un tesoro. Con quelle ricchezze, proprio in quel punto, egli avrebbe dovuto innalzare un tempio da dedicare a Lei.
Allo stesso modo sembra leggendaria l’ipotesi secondo la quale l’architetto che ne fu l’artefice principale, sia stato fratello dell’altro architetto che nello stesso periodo progettava la costruzione della cattedrale di Palermo. La competizione tra i due fratelli architetti, a chi avesse fatto erigere l’opera più bella, sarebbe finita in tragedia con la morte suicida di entrambi: il primo schiacciato dalla bellezza degli esterni della cattedrale di Palermo ed il secondo riconoscendo il primato del fratello ormai morto, davanti alla magnificenza dell’interno del Duomo di Monreale.

Una competizione effettivamente ci fu per davvero, ma nei confronti dello strapotere arcivescovile di Palermo, nella figura di Gualtiero Offamilio (al secolo Walter of the Mill) di origini inglesi e già precettore del piccolo Guglielmo divenuto re ad appena 13 anni, dopo l’uccisione del padre Guglielmo I ad opera di Matteo Bonello.
Così la chiesa, nata inizialmente come basilica (cioè casa del re – basileus) venne affidata ai monaci benedettini e nel 1183 elevata al rango di sede arcivescovile sottraendo prestigio e potere alla sede palermitana.
Tutto il complesso fu costruito in pochi decenni con maestranze di varia provenienza guidate da esperti architetti e probabilmente teologi bizantini e latini che hanno prodotto una solenne armonia rimasta intatta nel duomo nonostante i ripetuti rifacimenti e le aggiunte posteriori: il portico settentrionale, realizzato dai Gagini nel 1547 (su progetto di Biagio Timpanella); la cappella di san Castrense, realizzata alla fine del ‘500; la cappella barocca del Crocifisso costruita alla fine del ‘600; il portico della porta maggiore, ricostruito nel 1770 (ad opera dell’architetto Antonio Romano)

Della costruzione originaria rimane solo il corpo della Chiesa ed il Chiostro quadrato dei benedettini. Dell’abbazia e del palazzo Reale è rimasto ormai pochissimo, inglobato nei locali del Duomo o nei palazzi circostanti.

Il Duomo di Monreale visto dall’esterno.

L’esterno del Duomo mostra una facciata principale inserita all’interno di due torri asimmetriche di altezza e forma differenti. Nella porzione superiore, una grande finestra ogivale a vetri colorati con ai lati un intreccio di archi e dischi di misure e decorazioni differenti. Un timpano tringolare ne sormonta la navata centrale.
Nella parte inferiore, inglobata dentro una costruzione a tre portici in marmo bianco, aggiunta nel 1770, si apre l’ingresso principale. Si tratta di un magnifico Portale a forma ogivale dentro il quale si incastona un bellissimo portone in Bronzo, opera di Bonanno di Pisa che la eseguì nel 1185 nella sua città e successivamente fu condotta a Monreale via nave. È composta di due battenti rettangolari adattati alla forma ogivale dell’ingresso. Comprende 46 pannelli con immagini a rilievo rappresentanti episodi della Bibbia e due coppie di leoni e grifoni nella parte inferiore. L’arcata del portale è caratterizzata da una serie di bande parallele decorate da
ghirlande di fiori, forme umane e animali scolpiti in basso rilievo, decorazioni classiche e una banda di mosaico policromo.

Sulla facciata orientata a Nord si apre una porta più piccola, quella usata attualmente per l’ingresso dei fedeli. È opera di Barisano da Trani nel 1190. In bronzo e molto più piccola e povera, presenta 14 pannelli in ogni battente, con bassorilievi che rappresentano episodi della vita di Cristo, vite di santi e animali araldici.

La parte posteriore del Duomo di Monreale è un esempio mirabile dell’arte araba. Presenta la convessità delle tre absidi con tre livelli di archi intrecciati che si arricchiscono di decorazioni policrome ottenute dall’uso sapiente di pietra calcarea brunita, lava grigio-nera e mattoni rossi in bande orizzontali. Gli archi, che originano da colonnine poggiate su alti basamenti, sono arricchite da tondi di dimensione e disegno differente che simulano rosoni ciechi finemente decorati.

L’interno del Duomo di Monreale

La prima curiosità da sottolineare è l’orientamento della Chiesa. Secondo i canoni della teologia Orientale: l’ingresso è ad Ovest, l’Abside col Presbiterio e l’altare ad Est. Il significato è semplice, si entra dal mondo delle tenebre, del peccato, da dove tramonta il giorno  e si va verso la Luce, dove Gesù Pantocrator ci accoglie come “un sole  che sorge dall’alto”.
Sfortunatamente l’ingresso per i visitatori è quello laterale per cui questo senso si perde.
In ogni modo, il ritmo architettonico che caratterizza l’interno del duomo, con i suoi 102 metri di lunghezza, appare immediatamente.
La pianta della chiesa è a tre navate che terminano nelle tre absidi in fondo. La navata centrale, grandiosa, ampia tre volte più delle navate laterali, si prolunga nel transetto secondo rigorose regole di simmetria e proporzioni che guidano lo sguardo verso l’ampio abside principale, dove la regalità e la gloriosa divinità trovano espressione nella profusione di luce dorata che risplende nel complesso musivo con al centro Gesù Cristo Pancrator.

Le navate laterali terminano nelle due absidi laterali dove sono rappresentati i principi degli apostoli: San Pietro in quella di sinistra e San Paolo in quella di destra.

Due file di nove colonne per lato dividono lo spazio centrale.
Qui va notata un’altra particolarità: tutte le colonne, con capitelli finementi scolpiti in stile corinzio e composito, sono in granito grigio, tranne una, la prima a destra dall’ingresso principale. Questa è fatta di materiale più povero, in marmo cipollino che è più scadente. Non è un caso, si tratta di una scelta consapevole. Le colonne che sostengono le arcate indicano che è Dio che regge la Chiesa, tuttavia anche l’uomo deve fare la sua parte: ecco, quella colonna di materiale scadente rappresenta l’uomo (nella figura della chiesa istituzionale) che regge, seppur in minima parte, le sorti della grande Chiesa. Inizialmente questa colonna “spuria” era collocata in seconda fila (proprio in linea con le ragioni di umiltà di cui sopra) secoli dopo, per motivi tecnici, è stata ricollocata dove si trova adesso.

I troni 

A destra e a sinistra, prima di entrare nel presbiterio e addossati a due grandi pilastri, sono posizionati il trono reale ed il trono arcivescovile. A sinistra il trono del re è più riccamente ornato, posto in posizione rialzata e sovrastato dagli stemmi di Guglielmo II e della sua Casata. Leoni scolpiti, grifoni e decorazioni in prezioso marmo porfido rosso, sottolineano la regalità del sito. In alto un mosaico raffigura lo stesso re, in piedi, mentre viene coronato da Cristo, significa che il dominio viene direttamente da Dio. Una apertura posta nell’ala sinistra del transetto lo collegava col palazzo reale. Il passaggio è stato murato e adesso è coperto da un reliquiario.

A destra, più dimesso, il trono arcivescovile che tuttora accoglie il Vescovo celebrante. Comunicava con la torre dell’Abbazia e il salone capitolare. Il mosaico che lo sormonta rappresenta lo stesso re che, con la benedizione di Dio, raffigurata nella mano benedicente che scende dall’alto, consegna il duomo alla Vergine.

I tetti del Duomo di Monreale

Tutta la copertura della chiesa ha subito diversi rifacimenti, specie dopo un disastroso incendio nel 1811, ma il disegno originario è stato alquanto rispettato.
I soffitti sono in legno policromo con una varietà di tipologia della copertura classica dell’architettura medievale, diversificata con l’intento di mettere in risalto le parti più nobili dell’edificio. Il tetto della navata centrale è a forma di carena di nave, costituito da enormi tronchi scolpiti con fregi d’oro. Poi la copertura passa dal tipo a capriata, a volta, a cupola a seconda della sezione da nobilitare. La parte centrale del transetto è la più sontuosa con piccoli motivi a stalattite dorata, finemente elaborata, tipica della tradizione islamica.

I mosaici del Duomo di Monreale

I mosaici sono l’aspetto più eclatante della bellezza di questa opera sacra, perchè non va dimenticato che lo scopo principale di questa costruzione risiede nel consentire ai fedeli di vivere profondamente il culto a Dio, Gesù Cristo e alla Vergine Maria. Per questo i circa 6400 metri quadrati di mosaico che ne ricoprono la superficie, sono una rappresentazione artistica della Bibbia, una catechesi in immagini, perché il popolo possa immergersi dentro lo spazio sacro.
130 quadri che raccontano le storie del Vecchio Testamento e la Vita di Cristo esponendo il piano divino per la salvezza universale, a partire dalla creazione del mondo e dell’uomo.
Dopo il peccato originale, l’intervento di Dio prepara il suo popolo alla salvezza accompagnandolo lungo le vicissitudini della sua storia (navata centrale). La venuta di Cristo realizza la salvezza del mondo attraverso la sua incarnazione e le sue  opere meravigliose rappresentate nel transetto e lungo le navate laterali. Fino alla gloriosa rappresentazione all’interno dell’abside centrale con il grande Pantocrator (l’Onnipotente) circonfuso di splendore. Al di sotto la figura della Vergine col Bambino, con la scritta greca “panacròntas” (tutta immacolata), affiancata da angeli e apostoli; e ancora più giù nell’ultima fascia, figure di santi e pastori della chiesa.

Non possiamo qui “leggere” tutta la profonda teologia espressa nei mosaici, ma qualche piccola annotazione che ne dia un’idea va fatta.
Da notare che nella Creazione dell’uomo, Dio e Adamo hanno le stesse sembianze: quelle di Cristo, Dio incarnato, che si riflette nella creatura fatta a sua immagine. Ed è straordinaria la suspense che si vuole creare nello spettatore: Il Dio-Cristo creatore tiene tra le mani un rotolo chiuso che contiene un messaggio segreto che solo la piena realizzazione del piano divino potrà svelare: questo rotolo si trova aperto nelle mani del Cristo Pantocratore.

Il Pantocrator (l’Onnipotente)

Il Pantocrator è il centro a cui ogni uomo deve tendere: è enorme, presente, e tutto inneggia alla sua regalità. Agli angoli dell’abside sono incastonate colonne in porfido rosso egiziano un marmo preziosissimo ormai estinto, usato dai re e dagli imperatori. E davvero magnifica è questa figura regale attorniata da angeli e santi.

Rappresenta insieme Dio e l’uomo: il colore rosso del suo abito, simbolo della divinità, è rivestito dal manto blu, simbolo della umanità. Tutt’intorno è una grande profusione di oro, segno della luce divina. Egli è la luce del mondo e gli artisti che lo hanno qui rappresentato hanno voluto sottolineare questa lettura teologica disponendo le tessere dorate del mosaico seguendo linee circolari concentriche (caso unico in Italia!) di modo che la figura pare irradiare un pulviscolo di luce pura, dorata, dunque divina.
Certo è Dio, ma il suo volto sereno è umanissimo. Nell’incarnato non segue le linee anatomiche ma mostra una caratteristica tutta propria che affascina, che attrae: Lui ci guarda, ma noi non riusciamo a catturare il suo sguardo!
La mano destra benedice col segno classico delle icone bizantine, del pollice che  tocca insieme il medio e il mignolo  in segno trinitario mentre l’anulare fa una croce con l’indice. La mano sinistra regge aperto il libro che finalmente svela il Mistero: “Io sono la luce del mondo” chi mi segue non cammina nelle tenebre”.

L’Etimasia (preparazione del trono)

Al di sopra del Pantocrator, nell’arco che lo sovrasta, si trova il trono predisposto per accogliere il Cristo alla fine dei tempi come giudice universale (secondo il libro dell’’Apocalisse) È un trono elegante e prezioso, color porpora (colore divino) sul quale è posto un manto azzurro (cioè quella stessa umanità che il Cristo rivestirà per giudicare gli uomini). Sta a significare la presenza invisibile di Cristo là dove il suo popolo si riunisce per pregarlo.
Dietro il trono svetta la croce con la corona di spine, mentre la lancia di Longino, la canna con la spugna dell’aceto mostrano che colui che verrà a giudicare il mondo, ne ha conquistato il diritto attraverso la sofferenza della croce. E infatti sullo sgabello ai suoi piedi, sopra un cuscino di tessuto prezioso, poggia l’aspersorio che contiene i quattro chiodi della crocifissione di Gesù. Sul trono, dove è steso il mantello blu (colore che simboleggia l’umanità di Cristo) poggia la colomba dello Spirito Santo. Ai lati del medaglione un coro simmetrico di Serafini (angeli a sei ali) e di quattro Arcangeli, Gabriele, Raffaele, Michele e Uriele, rimane in attesa adorante del Re dei Re.

La Vergine Odigitria

A chiudere il cerchio del racconto della salvezza attesa e raggiunta, alla fine delle celebrazioni, i fedeli uscendo vengono accompagnati dalla Vergine Odigitria, cioè la guida dei pellegrini, posta al di sopra della porta di ingresso con in braccio il figlio che tiene in mano il rotolo aperto quasi a dire: “ecco mio figlio, ricorda il suo messaggio che devi annunciare una volta  fuori di qui”. È il compito di chi ha vissuto la gloria della celebrazione liturgica: offrire al mondo l’esperienza che ha vissuto.
Al di sotto una scritta in latino, che è un motto che si trova anche in altre iscrizioni sacre,  sembra essere la raccomandazione che il re chiede per se stesso alla Vergine … Pro cunctis ora, sed plus pro rege labora (prega per tutti, ma soprattutto lavora per il re!)

I sarcofagi reali

Sono situati in fondo alla navata laterale destra e contengono le spoglie dei due re normanni, padre e figlio, Guglielmo I e Guglielmo II.
Nel più grande è posto il padre del Re, Guglielmo I, detto il Malo e fu voluta direttamente dal figlio. Costruita in prezioso porfido rosso, materiale legato alla tradizione imperiale.
Accanto la tomba di Guglielmo II, più modesta nelle dimensioni e nei materiali di costruzione: semplicemente marmo bianco, istoriato, fu fatta costruire dall’arcivescovo Ludovico de Torres I. Entrambi i mausolei furono gravemente danneggiati nell’incendio nel 1811 e ripristinati secondo il disegno originale. Un’altra tomba, completamente rifatta dopo l’incendio conteneva le spoglie di Margherita di Navarra, madre di Guglielmo II e si trova in fondo alla navata di sinistra.

Rifacimenti baroccali

Nel 1773, per volere dell’arcivescovo Francesco Testa, venne collocato un nuovo altare maggiore (al posto del precedente di cui non abbiamo una descrizione accurata), splendida opera in argento eseguita a Roma da Luigi Valadier. Malgrado l’appartenenza al tardo barocco romano, l’altare si inserisce abbastanza bene all’interno della cornice di mosaici che dall’abside lo sovrastano. Parlare di semplicità di linee sembra eccessivo, tuttavia i toni grigiastri, dorati ed argentei non lo fanno apparire completamente squilibrato rispetto all’insieme.
Al centro un grande bassorilevo ovale in argento, sostenuto da angeli, rappresenta la natività della Vergine, mentre due medaglioni laterali riportano gli episodi della Assunzione e della Pentecoste ed i cinque sovrastanti, scene legate alla Vergine.

Per il resto, altri rifacimenti tardo rinascimentali e baroccali si trovano qua e là nelle cappelle laterali, nelle absidioli e all’interno della cappella di san Benedetto e nella Cappella del Crocifisso. Pomposità che fortunatamente non sono riuscite a guastare la preziosa armonia di questa meraviglia dell’arte sacra.

Un ultimo consiglio: gustatevi la visita del Duomo in tutta calma, nel silenzio della meditazione personale; ma se potete, un’altra volta, immergetevi nella magia del luogo durante una delle cerimonie liturgiche solenni, dove ogni cosa trova la giusta collocazione.

Fonte: Saverio Schirò – palermoviva.it

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