TEATRO GRECO DI SIRACUSA (SR)

TEATRO GRECO DI SIRACUSA (SR)


Il Teatro Greco di Siracusa è il più maestoso monumento dell’architettura teatrale antica che sia giunto fino a noi. Siracusa fu, infatti, uno dei più grandi centri della vita teatrale, perché qui nacque la commedia.

Le origini della struttura risalgono alla prima metà del V secolo a.C., perchè qui l’autore greco Epicarmo si stabilì visse e lavorò sotto il regno di Gelone. Dopo pochi anni, nel 476, Eschilo rappresentò i suoi Persiani e Le Etnee.

Il Teatro Greco fu anche utilizzato come sede per per le assemblee popolari e per i processi pubblici.

Successivamente abbandonato dopo il tramonto delle civiltà ellenica e romana, per poi essere riscoperto nel 1526 dagli Spagnoli di Carlo V.

I lavori di restauro, iniziati nei primi anni del 1800, sono poi stati definitivamente completati a metà degli anni Cinquanta.

La sua costruzione era stata progettata tenendo conto sia della forma naturale del colle Temenite (importante per la valorizzazione della visione panoramica, offrendo la visione dell’arco del porto e dell’isola di Ortigia) sia della possibilità di sfruttare al massimo l’acustica.

La cavea aveva un ampio diametro di 138,60 metri ed era in origine costituita da 67 ordini di gradini, per la maggior parte scavati nella roccia viva e divisi in 9 settori da scalinate. A metà altezza correva il “diazoma” che la divideva in due settori. Sulla recinzione sono incisi in corrispondenza dei cunei i nomi di alcune divinità e dei membri della famiglia reale che hanno spinto alcuni autori a considerare le iscrizioni medesime utili per una datazione del monumento e se non della costruzione della sua rilavorazione.

Sull’asse centrale della gradinata è scavata nella roccia una zona che può aver consentito la realizzazione di una tribuna, forse destinata a personaggi di particolare rilievo.

L’orchestra era in origine delimitata da un euripo, ossia un canale scoperto, oltre il quale una fascia precedente l’inizio dei gradini era destinata ad ospitare il pubblico.

L’edificio scenico è interamente scomparso e ne sono visibili solo i tagli realizzati nella roccia. All’epoca di Gerone II appartiene probabilmente un passaggio scavato sotto l’orchestra, accessibile con una scaletta dal palcoscenico e terminante in una stanzetta, permettendo improvvise scomparse o apparizioni degli attori.

Le tracce di un elemento a cui dovevano sovrapporsi colonne e pilastri sono state interpretate come residui di una piccola scena mobile per le farse fliaciche. Alla decorazione della scena apparteneva probabilmente la statua di una cariatide, attualmente conservata nel Museo che riunisce i materiali scavati o recuperati nel Teatro Museo archeologico regionale Paolo Orsi.

Al di sopra del teatro, si trova una terrazza scavata nella roccia, accessibile da una gradinata centrale e da una strada incassata, in origine la terrazza ospitava un grande portico ed al centro della parete di fondo fu inquadrata una preesistente grotta-ninfeo scavata nella roccia, fiancheggiata da nicchie destinate probabilmente ad ospitare statue.

All’interno il vano era dotato di una vasca rivestita in cocciopesto, nella quale sgorgava l’acqua dell’antico acquedotto greco detto “del ninfeo”.

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